sabato 23 luglio 2011

I'll Take the Rain

Torino sembra essere l'unica città in cui può piovere per sempre. O meglio proprio quando sono in bicicletta, per smettere non appena entro in casa. Di sicuro, il fronteggiarla così tante volte porta a fare strani pensieri sulla sua natura, a non vederla come qualcosa da subire passivamente, ma, in qualche modo, come un elemento da affrontare, con cui mettersi alla prova. Metaforicamente e non. E questo ci porta al videoclip di oggi.


I'll Take The Rain fu il terzo singolo estratto da Reveal (2001), uno degli album dei R.E.M. a cui sono più legato. Il videoclip è diretto da David Weir, il quale successivamente è pressoché scomparso. Sebbene non l'abbia mai compreso del tutto fino in fondo, mi ha sempre ipnotizzato e commosso, per l'atmosfera che riesce a creare.

Per quando riguarda la pioggia invece, forse l'attiriamo con le nostre azioni, forse ce la meritiamo. Forse dovremmo tutti trasferirci nel deserto.

the rain came down
the rain came down
the rain came down on me.

the wind blew strong
the summer song
fades to memory

I knew you when
I loved you then
the summer's young and helpless.

you laid me bare
you marked me there
the promises we made.

I used to think
as birds take wing
they sing through life so why can't we?
if you cling to this
and claim your best
if this is what you're offering
I'll take the rain
I'll take the rain

the nighttime creases
summer schemes
and stretches out to stay.
the sun shines down
you came around
you love easy days.

but now the sun,
the winter's come.
I wanted just to say
that if I hold
I'd hope you'd fold
open up inside, inside of me.

I used to think
as birds take wing
they sing through life so why can't we?
if you cling to this
and claim your best
If this is what you're offering
I'll take the rain
I'll take the rain

this winter song
I'll sing along
I've searched its still refrain
I'll walk alone
I've given this, take wing
celebrate the rain.

I used to think
as birds take wing
they sing through life so why can't we?
if you cling to this
and claim your best
If this is what you're offering
I'll take the rain
I'll take the rain
I'll take the rain.

sabato 16 luglio 2011

Un disco per l'inverno

L'estate è arrivata. È cominciata la piccola parentesi temperata stretta nell'abbraccio dell'inverno, che domina inizio e fine di ogni anno. Presto, oltre alle margherite nei campi, fioriranno anche motivetti e canzonette pop nelle nostre radio. I ritmati tormentoni dei Dj, delle pop star e delle boy band usa e getta, faranno irruzione nelle nostre vite connotando il nostro periodo vacanziero, facendosi ballare sulle spiagge, danzando nelle nostre casse/cuffie. Eccetera eccetera.
Ma è qui, in questo spensierato periodo di frizzi e lazzi che s'inserisce il nuovo lavoro di Bon Iver. Bon Iver appunto.
E basta uno sguardo alla copertina per capire in quale livido e autunnale paesaggio stiamo per entrare (cover, tra l'altro, frutto non di un antico pittore fiammingo, ma di un contemporaneo artista statunitense: Gregory Euclide. Qui e qui un interessante making of).
Il successore di For Emma, Forever Ago riparte dagli stessi territori sonori, ma con una più salda tenuta e una più saggia visione d'insieme. Parlo di territori non a caso, perché è questo un disco di luoghi, strade e percorsi. Luoghi deformati come l'America immaginaria di Minnesota Wisconsin, Michicant, una Lisbona in Ohio, una Gehenna sul fiume Hinnon in Texas, e non ai piedi del monte Sion; ma anche reali come Perth, e quindi l'Australia. Non solo luoghi ma anche tempo, un'intera era geologica in Holocene.
Dopo il successo del primo lavoro Justin Vernon, invece di impazzire come un giovane rampante del punk, si è ritirato nella campagna americana del suo Wisconsin, ha prodotto il meraviglioso EP del 2009 Blood Bank, ed ha preparato con tutta calma questa nuova confessione.
La musica di Bon Iver si situa nei paesaggi evocati dalla copertina, fluttua leggera sull'esile impalcatura che piano e chitarre costruiscono attorno al centro della sua musica: la voce. Il suo falsetto si fa carico di ritmo, variazioni, cambi in corsa e, in generale, di veicolare emozioni. Le canzoni di Bon Iver sono appunto confessioni, carezze o lacrime versate sul pentagramma. Parole dette con sincerità, con una schiettezza che non permette di strapazzarle su di una musica troppo potente, ma solo su di un tappeto sonoro. Non c'è molta varietà in questo disco, ma piuttosto una rara coerenza e un'esigenza primaria di comunicazione.
Mentre arriva una torrida estate, Bon Iver ci propone una cerimonia, un momento di raccoglimento, quasi di preghiera. Continua a farci vivere il tempo, e non a invitarci a superarlo. Canta sottovoce un disco invernale, e lo chiama con il suo nome. La storpiatura del francese Bon hiver. Buon inverno.


sabato 2 luglio 2011

1976

Inauguriamo una nuova rubrica: Il videoclip
In cui si parlerà di economia gestionale...
Ahah!
No ovviamente verranno mostrati alcuni videoclip degni di nota, per qualsivoglia motivo. Iniziamo con


RJD2 è un Dj e produttore musicale statunitense con qualche successo disseminato nella sua carriera quasi decennale. 1976 è la sua data di nascita, e la canzone è contenuta nell'album Since We Last Spoke del 2004. Il videoclip è stato diretto da Left Channel, uno studio di grafica e design attivo in una grande varietà di prodotti e contributi audiovisivi (il consiglio è di guardarsi il loro show reel per rifarsi gli occhi).
Insieme, canzone e video, sono semplicemente uno spettacolo.